martedì 8 gennaio 2008

visioni #3 laboratorioamerica




Oltreoceano c’è aria di cambiamento, parole nuove rispetto al passato vengono pronunciate per ottenere la fiducia dei cittadini americani, parole che fanno sperare in un partner mondiale che si pone nuovi orizzonti, che tende alla realizzazione di una società sempre più sostenibile.

Questo è il testo del discorso pronunciato dal senatore dopo l´annuncio della vittoria nel caucus dell´Iowa.

BARACK OBAMA
IOWA 05-01-2008
NOI SIAMO LA NUOVA SPERANZA


«Grazie, Iowa. Dicevano che questo giorno non sarebbe mai arrivato, che avevamo aspettative troppo alte. Dicevano anche che questo Paese è troppo diviso, disilluso per unirsi intorno a un medesimo obiettivo. Invece, in questa notte di gennaio, in questo momento cruciale della Storia, voi avete fatto ciò che gli scettici dicevano fosse impossibile. Avete fatto ciò che l´America intera può fare in questo nuovo anno, il 2008. In code e in lunghe file fuori dalle scuole e le chiese, nelle cittadine, nelle grandi metropoli, vi siete uniti, democratici, repubblicani, indipendenti, tutti insieme per affermare che siamo un´unica nazione. Siamo un solo popolo ed è giunta l´ora del cambiamento.

Voi avete affermato che è giunto il momento di superare l´amarezza, la meschinità, la rabbia che consuma e logora Washington; di porre fine a una strategia politica che ha creato soltanto divisione. Noi stiamo scegliendo la speranza, non la paura; l´unità, non la divisione, e stiamo mandando un forte messaggio: in America è in arrivo un cambiamento. Voi avete dichiarato che è l´ora di dire ai lobbisti che pensano che i loro soldi e il loro potere parlino con voce più alta delle nostre che non sono padroni di questo governo. Noi siamo i padroni, e siamo qui per riprendercelo. È l´ora che un presidente sia onesto riguardo alle scelte e alle sfide cui dobbiamo far fronte, che vi dia ascolto. Se nel New Hampshire mi darete la stessa chance che mi avete dato questa sera in Iowa, io sarò quel presidente per l´America. Vi ringrazio. Sarò un presidente che finalmente renderà l´assistenza medica accessibile e disponibile per ogni americano. Sarò un presidente che pone fine agli sgravi fiscali per le società che trasferiscono oltreoceano i nostri posti di lavoro; che utilizzerà l´ingegno di contadini, scienziati e imprenditori per affrancare questa nazione dalla tirannia del petrolio. Sarò un presidente che porrà fine alla guerra in Iraq e finalmente riporterà a casa i nostri soldati; che ripristinerà il nostro prestigio morale; che saprà che l´11 settembre non è un mezzo per spaventare gli elettori, bensì una sfida che deve unire l´America e il mondo contro le minacce comuni del XXI secolo, il terrorismo e le armi nucleari, il cambiamento del clima e la povertà, il genocidio e le malattie.
Stasera siamo un po´ più vicini a questa visione di America, grazie a ciò che voi avete fatto qui in Iowa. E a proposito di ringraziamenti penso sia giusto che io ringrazi l´amore della mia vita, la roccia della famiglia Obama, la persona che mi è più vicina nella campagna elettorale, Michelle Obama (ndr la moglie). So che quanto avete fatto stasera non l´avete fatto per me, ma perché credete negli ideali americani. So che è così, perché non potrò mai dimenticare che sono arrivato fin qui dalle strade di Chicago, dove facevo ciò che molti di voi hanno fatto per questa campagna: organizzare, lavorare, combattere, per rendere la vita di tutti un poco migliore. So quanto sia difficile, quanto poco si dorma, quanto poco si ottenga, quanti sacrifici si fanno. Ci sono giorni di grandi delusioni, ma poi, ogni tanto, solo ogni tanto, ci sono serate come questa, una notte che da adesso e per gli anni a venire sarà ricordata come la notte in cui abbiamo fatto i cambiamenti in cui credevamo, affinché più famiglie possano permettersi un dottore, affinché i nostri figli - Malia, Sasha e i vostri bambini - ereditino un pianeta un poco più pulito e più sicuro, affinché il mondo consideri in modo diverso l´America e l´America si consideri una nazione meno divisa e più unita. Voi un giorno ripenserete a questa notte con grande orgoglio e potrete affermare: "Fu quello il momento in cui tutto ebbe inizio". Questo è il momento in cui l´improbabile ha sconfitto ciò che Washington diceva che sarebbe stato inevitabile. Questo è il momento in cui abbiamo abbattuto le barriere che ci dividono da troppo tempo, in cui abbiamo unito in una causa comune gente di tutti i partiti e di tutte le età, in cui finalmente abbiamo dato agli americani che non si sono mai interessati alla politica una ragione per alzarsi e occuparsene. Tra qualche anno, ripensando a questa notte ricorderete che questo è il momento, questo è il posto, nel quale l´America si è ricordata di che cosa significa sperare. Abbiamo sempre saputo che la speranza non è cieco ottimismo, non significa ignorare l´enormità dei compiti che dovremo affrontare o gli ostacoli che intralceranno il nostro cammino. Non significa sedersi in disparte e sottrarsi a una battaglia. La speranza è quella cosa che dentro di noi insiste, malgrado tutto lasci intuire il contrario, che il futuro ci riserva qualcosa di meglio se avremo il coraggio di tendergli la mano, di lavorare per esso, e di combattere per esso. Speranza è ciò che ho visto negli occhi di una giovane donna di Cedar Rapids che lavora al turno di notte dopo un´intera giornata al college e ciò nonostante non riesce a garantire alla sorella ammalata le cure di cui necessita, una giovane donna che crede ancora che questo Paese le concederà una chance per realizzare i propri sogni. Speranza è ciò che ho sentito nelle parole di una donna del New Hampshire che mi ha detto di non essere quasi in grado di respirare da quando suo nipote è partito per l´Iraq, e che tutte le sere va a letto pregando che egli possa tornare sano e salvo a casa. Speranza è ciò che ha indotto un manipolo di coloni a ribellarsi a un impero, che ha spinto la più grande delle generazioni a liberare un continente e guarire una nazione, che ha incoraggiato tanti giovani uomini e donne a sedersi e sfidare gli idranti o a marciare per Selma e Montgomery per la causa della libertà. Speranza… speranza è ciò che mi ha portato qui oggi per quello che sono, figlio di un kenyano e di una donna del Kansas, con una storia alle spalle che può esistere solo qui, negli Stati Uniti d´America. La speranza è la culla di questa nazione, la fede che il nostro destino non è scritto per noi ma da noi, da tutti gli uomini e le donne che non sono soddisfatti di come va il mondo, che hanno il coraggio di volerlo cambiare. È a tutto ciò che abbiamo dato vita questa sera in Iowa. E´ lo stesso messaggio che può cambiare questo Paese mattone dopo mattone, strada dopo strada, con le mani piene di calli: insieme, noi, gente normale, possiamo fare cose straordinarie, perché non siamo un insieme di Stati rossi e Stati blu. Noi siamo gli Stati Uniti d´America. E adesso siamo pronti a crederci ancora. Grazie, Iowa».




martedì 9 ottobre 2007

visioni #2 scenari

Le idee di Landview si ispirano fortemente alla visione della società, dell'economia, dell'ambiente che, ormai da molti anni, Jeremy Rifkin divulga in tutto il mondo.

In allegato segue la registrazione di una delle sue ultime conferenze in Italia



lunedì 8 ottobre 2007

visioni #1 last minute market



Intervista al prof. Andrea Segrè, preside della facoltà di Agraria dell'Università di Bologna in merito al progetto LAST MINUTE MARKET.

landview mission

L'attività di Landview è strutturata su tre canali: visioni , territori , azioni.

La sezione visioni vuole essere un "contenitore informativo" dove raccogliere ed approfondire tematiche relative allo sviluppo sostenibile.

In territori si analizzano le comunità locali studiandone la storia, la società e l'ambiente.

Attraverso il canale azioni si realizzano progetti di sviluppo sostenibile nei territori di riferimento.

Ad oggi sarebbe impensabile pianificare uno sviluppo che non sia anche sostenibile. Quindi è fondamentale che ogni politica si ponga l’obiettivo di valutare il suo impatto sul territorio.



"Abbiamo ristretto la realtà all’ambito di quello che può essere misurato , quantificato e sperimentato, negando così la realtà di ogni aspetto qualitativo spirituale e metafisico: diventa onnipresente il dualismo della mente separata dal corpo e del corpo contrapposto al mondo circostante. Ci vantiamo di concetti come il progresso materiale come se questo fosse il massimo dei valori e nel fare questo ne abbiamo distrutti altri: famiglia, comunità e tradizioni."


Jeremy Rifkin

venerdì 28 settembre 2007

manifesto culturale di landview

Landview considera come fondamentali i seguenti punti:


1. l’entropia dell’universo è crescente;
2. assumiamo la II Legge della termodinamica come strumento per interpretare il mondo da sostituire alla visione newtoniana (causa - effetto) sulla quale dall’800 in poi si è organizzato l’agire umano;
3. la Terra è un sistema chiuso, cioè, capace di scambiare solo energia con l’ambiente esterno (Sole) ma non materia;
4. la quantità di materia e risorse che compone il sistema terra è limitato;
5. occorre passare ad una visione del mondo a lenta crescita entropica, riducendo al minimo i flussi energetici;
6. l’eccessiva ricchezza materiale si considera come qualcosa che è stato sottratto in maniera irreversibile alle preziose risorse della terra;
7. occorre abbandonare l’uso di risorse non rinnovabili a favore di risorse rinnovabili;
8. un organismo non può sopravvivere a lungo immerso nei sui stessi rifiuti, il riuso ed il riciclo sono parti fondanti di ogni ciclo produttivo;
9. la velocità di sfruttamento delle risorse non può essere maggiore della velocità con cui le stesse si rigenerano;
10. l’uguaglianza tra la velocità di consumo delle risorse e la velocità di rigenerazione delle risorse stesse porta ad uno stato di climax;
11. Il concetto di PIL (Prodotto Interno Lordo) valore della produzione totale di beni e servizi dell’economia di un paese all’interno del Territorio Nazionale deve essere sostituito con quello di PIL VERDE nel quale viene conteggiato anche il peso del degrado ambientale causato dalle attività umane;
12. Le politiche economiche non possono prescindere dagli aspetti di sostenibilità ambientale e sociale.


It's the end of oil economy, baby!



uno, due, tre, via!